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Bandiera Palestina

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La bandiera della Palestina si compone di 4 colori: rosso, bianco, nero e verde. Si tratta dei colori cosiddetti panarabi, propri cioè di tutte le nazioni di questa regione del Mondo.

Bandiera Palestina

Ratio: 1:2
FIAV: [11] A terra e per mare, per tutti.
11

➤ Impiego e utilizzo della bandiera Palestina

Per l’impiego a terra e per mare per tutti.

➤ Il blasone del vessillo palestinese

3 fasce orizzontali di uguale dimensione nero-bianco-rosso con triangolo isoscele rosso aderente all’asta con base la larghezza della bandiera e altezza uguale a 1 terzo della lunghezza del vessillo.
I pantoni ufficiali della bandiera palestinese sono Rosso 032C, Verde 355C oltre a Bianco e Nero.

Bandiera della Palestina

Bandiera della Palestina

➤ Il significato della bandiera della Palestina

Il bianco, il nero e il verde sono dai primissimi tempi i colori dell’Islam e sono sempre stati colori rappresentativi del mondo arabo-islamico.

Questi 3 colori con in più il rosso per la prima volta furono messi tutti insieme sulla bandiera della 1917 che fu alzata durante la Rivolta Araba del 1916- 1918.

Il bianco è legato al drappo candido che alzava la prima dinastia dell’Impero Musulmano, cioè quella degli Omayyadi. Essi erano originari della tribù dei Quraish, regnarono dal 661 al 750 e tennero per capitale Damasco. Alzavano il vessillo bianco in onore del profeta Maometto (570-632), il fondatore della religione dell’Islam, il quale la utilizzò nel suo primo conflitto, la Battaglia di Badr del 17 marzo 624. A volte sul drappo vi comparivano anche alcune scritte come ad esempio la shahada (= la dichiarazione di fede).

Invece il nero era legato al vessillo completamente scuro usato dagli Abbasidi, la seconda dinastia che regno sull’Impero Musulmano dal 750 al 1258 e che spostò la capitale a Baghdad. Essi sostituirono gli Omayyadi massacrandoli tutti tranne un membro che fuggi nella Spagna islamica e lì proseguì il proprio dominio dinastico dal 756 al 1031. Gli Abbasidi scelsero il vessillo nero, per diversi motivi: anche questo il profeta Maometto lo portava in guerra; simboleggiava il lutto per l’assassinio dei parenti del Profeta nella Battaglia di Karbala del 10 ottobre 680, il massacro che pose fine alla lotta per la successione alla guida della comunità islamica; inoltre già nel periodo pre-islamico in Medio Oriente il nero era il colore della vendetta.

Il verde è il colore dell’Islam per eccellenza perché ricorda il colore del lussureggiante e promesso paradiso. È anche il colore dei Fatimidi, i discendenti di Fatima, la figlia del profeta Maometto, ed essi regnarono sul Nord Africa dal 909 al 1171. Furono loro che costruirono la città del Cairo. Il verde lo scelsero per dimostrare la fedeltà ad Alì, genero e cugino del profeta Maometto e capo spirituale dei Musulmani Sciiti. Il verde è associato ad Alì perché una volta sventò un attentato a Maometto prendendo il suo posto, avvolgendosi nel suo mantello verde.

Questi 3 colori furono scelti dalla Young Arab Society insieme al Partito Ottomano per il Decentramento Amministrativo nel 1914 a Beirut, e ne fu decisa la disposizione su bandiera al Cairo in questo ordine e con questo significato: il verde, l’Islam (la religione maggioritaria dei popoli arabi); il bianco, la purezza e l’innocenza; il nero il passato glorioso del popolo arabo.

Il 10 giugno 1917, durante la Rivolta Araba del 1916-1918, nel primo anniversario comparve la bandiera che aveva i colori ordinati nero-verde-bianco e in più il rosso e questi 4 formano i cosiddetti colori panarabi.

Il rosso è il colore degli Ascemiti (anche Hashemiti), cioè i discendenti di Hashim (era il bisnonno del profeta Maometto), ed il suo discendente Hussein ibn Alì, che era l’emiro ereditario della città santa della Mecca, fu a capo della Rivolta Araba.

Il rosso è storicamente associato alle tribù arabe che conquistarono il Nord Africa e la Spagna meridionale durante il periodo alto-medievale. Il rosso si affermò successivamente come colore simbolo dei sovrani islamici dell’Andalusia (756-1355). Finito il dominio arabo in Spagna le tribù dell’Arabia occidentale, cioè della regione dello Hegiaz dove risiedevano i membri della nobile casata degli Ascemiti, utilizzarono il colore rosso e lo posero sul loro stendardo.

Questi 4 colori scaturirono dalla penisola araba e negli ultimi 2 secoli uniscono tutti i popoli arabi dal Marocco all’Iraq passando per la Palestina e arrivando allo Yemen simboleggiando che tutti questi stati sono parte di una unica grande ed estesa nazione araba.

A testimonianza di ciò, i colori panarabi sono riscontrabili su gran parte delle bandiere dei paesi arabi.

Ragazza con bandiera palestinese in mano

Ragazza con bandiera palestinese in mano

Questi sono richiamati anche dalle parole del poeta del XIII secolo, al-Din al-Hili: “bianche sono le nostre azioni, nere sono le nostre battaglie, verdi sono i nostri campi, rosse sono le nostre spade”.

Oggigiorno la bandiera palestinese riprende più fedelmente di tutti gli altri stati arabi la bandiera della Rivolta Araba e attualmente rappresenta solo l’Autorità Nazionale Palestinese poiché i Palestinesi non sono ancora riusciti a realizzare il proprio stato sovrano e indipendente.

Nel passato a torto è stata molte volte interpretata come la bandiera di un partito politico.

Di questi colori oggi i Palestinesi dicono che il nero rappresenta la sofferenza e la determinazione del popolo palestinese, il bianco simboleggia la pace e la speranza per una soluzione pacifica al conflitto con Israele, e il verde rappresenta la terra fertile e il legame della cultura palestinese con la terra. Il triangolo rosso simboleggia la lotta per l’indipendenza e la libertà. Inoltre la bandiera tutta è l’emblema dell’identità palestinese, della resilienza e della ricerca dell’autodeterminazione e della statualità.

➤ Descrizione principale dello stendardo palestinese

La bandiera palestinese ha un storia tribulata e complicata, è controversa per la mancanza di fonti certe e la sua storia nella parte iniziale è la stessa della prima bandiera araba.

Schema di costruzione della bandiera palestinese

Schema di costruzione della bandiera palestinese

Agli inizi del XX secolo anche il popolo arabo sentiva la necessità di dare vita al suo nazionalismo come lo avevano già fatto molti altri popoli nel mondo a partire dal XIX secolo.

Fonte non certa dice che nel 1905 a Istanbul fu fondata il Club Letterario in arabo Al-Muntada al-Adabi per promuovere la cultura araba e potrebbero essere stati i suoi membri i primi a pensare alla quaterna dei colori arabi bianco-nero-verde-rosso, ma non abbiamo riscontri documentali. Nel 1915 agli inizi della Prima Guerra Mondiale il club fu sciolto dal governo dei Giovani Turchi perché visto come una minaccia per il traballante Impero Ottomano.

A Parigi nel 1911 circa fu costituita segretamente da giovani studenti arabi la Young Arab Society (= Giovane Società Araba oppure Società dei Giovani Arabi) in arabo detta al-Fatat (= la Giovane) e, qualche anno prima del 1908 circa, al Cairo era stato fondato il Partito Ottomano per il Decentramento Amministrativo per dare voce alle esigenze degli Arabi presenti nell’Impero di Turchia.

Nel marzo 1914 a Beirut le 2 associazioni scelsero i 3 colori nero, bianco e verde per rappresentare cromaticamente il sentimento nazionale arabo, però fu al Cairo che venne decisa la disposizione che era verde-bianco-nero.

Nella “Terza Grida” cioè proclama, la Giovane Società Araba li descrisse così: “La Pace sia con te, nostra Nazione, Pace. Possa la rettitudine proteggere la nostra Nazione nell’oscurità [= nero] della notte, nel candore [= bianco] della coscienza e nel verde della speranza certa”.

Nella Prima Guerra Mondiale del 1914-1918, la Gran Bretagna era opposta alla Turchia e quindi i Britannici sobillarono e diedero supporto allo sceriffo della Mecca Hussein ibn Alì della nobile casata degli Ascemiti che il 10 giugno 1916 diede avvio alla Rivolta Araba contro il dominio ottomano a partire dalla regione del Hegiaz. In questo ambito è famosa la presenza del giovane agente britannico che lavorò in maniera determinante con gli Arabi, il capitano Thomas Edward Lawrence, noto poi come Lawrence d’Arabia. e protagonista di un paio di opere cinematografiche.

Nel maggio 1917 il ministro degli Esteri britannico Sir Mark Sykes incontrò Hussein ibn Alì e tra le diverse questioni affrontate probabilmente una fu la bandiera: gli consigliò di scegliere tra alcuni bozzetti consegnategli, un drappo che potesse attirare maggiormente attorno a sé i volontari Arabi perché la bandiera rossa della casata degli Ascemiti non era considerata tanto utile per la vittoria. Così nel primo anniversario dell’inizio della Rivolta Araba, il 10 giugno 1917 fu alzata la bandiera araba con proporzione [2:3] che aveva le fasce orizzontali nera-verde-bianca e all’asta un triangolo rosso.

La bandiera venne rapidamente considerata la bandiera del movimento nazionalista arabo nel Mashrek (l’area che comprende Cirenaica, Egitto, Sudan, Penisola Arabica, Mesopotamia e Palestina).

Le truppe Britanniche partite dall’Egitto e gli Arabi insorti sconfissero ripetutamente i Turchi e a ottobre 1918 i rivoltosi entrarono vincitori a Damasco.

Erano stati conquistati i territori della Penisola Araba, la Palestina, Israele, la Giordania, la Siria, il Libano, l’Iraq e il Kuwait.

Gli Ascemiti stavano approntando i territori conquistati dividendoli nel Regno di Siria, nel Regno d’Iraq e in quello di Giordania e ponendo sui troni propri membri come da patti stabiliti con i Britannici. La nobile casa degli Ascemiti assegnò i ai propri membri tutti figli di Hussein bin Alì: Abdullah I divenne re di Giordania, Faisal I fino al 1920 fu re di Siria poi, ingiustamente obbligato dai subentranti Francesi a spostarsi e diventare re d’Iraq che rientrava nell’area del protettorato britannico insieme alla Giordania e all’intera Penisiola Araba.

Era successo che inaspettatamente si erano presentati i Francesi a pretendere dei territori (la Siria e il Libano) e tutto questo perché i Britannici all’insaputa degli Ascemiti avevano stipulato precedentemente e segretamente con i Francesi l’Accordo Sykes-Picot (1915-1916) in cui avevano determinato la spartizione dei territori conquistati dall’Esercito Arabo e a questo accordo dovettero piegarsi gli Arabi.

Nel periodo che seguì dal 1918 al 1920, ci furono molte discussioni interne ad Al-Fatat sulla difficile situazione venutasi a creare con l’intromissione delle potenze della Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia) vincitrici della Prima Guerra Mondiale. Il progetto iniziale di creare un unico grande stato Arabo nel Mashrek era sfumato o irrealizzabile con tutte queste ingerenze straniere.

Alla fine del 1920 a Damasco la bandiera della Rivolta Araba fu modificata, esattamente furono invertite le posizioni dei colori verde e bianco e quindi la sequenza divenne quella che noi oggi conosciamo: nera-bianca-verde; comunque il triangolo rosso fu mantenuto.

La Società delle Nazioni (l’antenata dell’odierna ONU) nel 1920 diede mandato alla Gran Bretagna di gestire la Palestina e la Mesopotamia. In tutto questo periodo fu impedito di alzare la bandiera della Palestina.

Il 14 maggio 1948 scaduto il Mandato britannico, gli Ebrei dichiararono la nascita dello Stato d’Israele e altrettanto succedette da parte dei Palestinesi. Il Governo di Tutta la Palestina compì un primo tentativo di istituire lo Stato di Palestina: convocò a Gaza il Consiglio Nazionale Palestinese dal 30 settembre al 1º ottobre 1948, annunciò l’indipendenza della Palestina e dichiarò la bandiera della Rivolta Araba essere vessillo della Palestina. Scoppiò la Prima Guerra Arabo-Israeliana che si concluse nel 1949 con la vittoria israeliana e la sconfitta di tutti gli Arabi che non riuscirono a fondare lo stato per i Palestinesi.

Durante questo conflitto il 18 ottobre 1948, a Gaza la bandiera della Rivolta araba fu adottata anche dal Governo di Tutta la Palestina e quasi subito fu riconosciuta dalla Lega Araba come bandiera della Palestina.

Ci fu la Seconda Guerra Arabo-Israeliana nel 1956 (detta anche Crisi di Suez) e poi nel 1964 a Gerusalemme fu costituita l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina).

Nel 1964 l’OLP decise le specifiche della bandiera della Palestina: proporzione [1:2], 3 fasce orizzontali nera, bianca, verde, all’asta un triangolo rettangolo isoscele la cui base era uguale all’altezza del drappo e l’altezza del triangolo era la metà della sua base. Questa divenne la bandiera della Resistenza Palestinese quando iniziò nel 1965.

La Terza Guerra Arabo-Israeliana del 1967 (chiamata anche Guerra dei 6 Giorni) e la Quarta Guerra Arabo-Israeliana (conosciuta come Guerra del Kippur) del 1973 furono sempre vinte da Israele, e in conseguenza di ciò i Palestinesi non riuscirono mai a dare corpo al loro stato.

Il 15 novembre 1988 il Consiglio Nazionale Palestinese riunito ad Algeri dichiarò una seconda volta la nascita dello Stato di Palestina e la bandiera della Rivolta Araba era il suo drappo ufficiale.

In virtù degli Accordi di Oslo del 1993, venne costituita nel 1994 nei territori occupati della Striscia di Gaza e della Cisgiordania l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) cioè una forma di autogoverno non completamente sovrana, e il vessillo della storica Rivolta Araba del 1916-1918 divenne la bandiera che sventolava sulla sua giurisdizione.

Nel Decreto Presidenziale n. 29 del 3 dicembre 2005 divenuto legge n. 22 del 22 dicembre 2005 fu stabilita una solo modifica alle caratteristiche della bandiera precedente: rimanevano la proporzione [1:2] e le fasce orizzontali nera-bianca-verde, mentre il triangolo all’asta che si spinge orizzontalmente di più nel centro, adesso per un terzo della lunghezza della bandiera.

All’ONU la Palestina fu ammessa come osservatore, il 30 settembre 2015 fu alzata la sua bandiera e questa data è il giorno della Festa della bandiera.

Bandiera Palestina

Bandiera Palestina, versione corretta con ratio 1:2 

➤ Curiosità sulla bandiera della Palestina

L’anguria (watermelon) è diventata un simbolo di resistenza palestinese a seguito della proibizione da parte di Israele, dopo la guerra arabo-israeliana del 1967, dell’esposizione della bandiera palestinese e dei suoi colori in Gaza e in Cisgiordania. L’esercito israeliano avrebbe arrestato o molestato chiunque tentasse di farlo.

Come atto di protesta, attivisti iniziarono a portare con sé fette di anguria, che mostravano i colori della bandiera palestinese. Sebbene esista un ordine militare che vietava l’esposizione di simboli nazionali, inclusa la bandiera. L’episodio risale al 1993 quando alcuni giovani furono arrestati per trasportare angurie affettate.

L’uso simbolico dell’anguria è stato successivamente adottato dagli artisti palestinesi come forma di resistenza artistica. L’artista Khaled Hourani dipinse una fetta di anguria nel 2007, ispirato dalla storia dell’arresto legato all’anguria.

L'anguria di Khaled Hourani

L’anguria di Khaled Hourani

Il sostegno online alla Palestina dopo gli eventi recenti ha amplificato il dibattito sui diritti palestinesi, portando nuovamente l’attenzione sull’uso dell’anguria come simbolo di resistenza.

Artisti come Hourani e altri hanno creato opere che utilizzano l’anguria come simbolo della lotta palestinese, riflettendo la potenza della solidarietà online e l’impatto dell’arte nella resistenza contro l’occupazione.

➤ Bandiere collegate a quella della Palestina

➤ Bandiere correlate al vessillo della Palestina

  • Giordania
  • Kuwait
  • Hejaz (1915-1922) o Hegiaz
  • Iraq (1920-1924) e (1924-1958)
  • Libia (1951-1972)
  • Sudan
  • Siria
  • Emirati Arabi Uniti
  • Sahara Occidentale

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