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Bandiera Patujú

Bandiera Patujú

Una bandiera di alta qualità, realizzata con tessuto resistente e colori vivaci, che riproduce fedelmente il vessillo della Bolivia. Ideale per esposizioni pubbliche, eventi culturali o per celebrare le radici boliviane.

 

Range di prezzo: Fascia di prezzo: da €8,00 a €886,00

Materiale: poliestere nautico, bunting poliestere, stamina di poliestere, poliestere leggero

Vendita Bandiera Patujú

Ratio: 2:3

FIAV: 11

11

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La bandiera Bolivia di Patujú ha un ratio ufficiale di [2:3] o [1:1,5]

➤ Impiego e utilizzo della bandiera Patujú

La bandiera del Patujú si usa a terra e per mare per tutti.

➤ Il significato del vessillo boliviano 

Il ramo del fiore di Patujú riprende fedelmente i colori nazionali della Bolivia (rosso, giallo e verde).

Il bianco simboleggia purezza e saggezza.

Il “Patujú Bandera”, rappresentato sul drappo come un ramo simile a un giunco, è una pianta endemica delle pianure boliviane. Per questo motivo identifica perfettamente le popolazioni indigene amerindie della regione orientale della Bolivia, cioè quelle che vivono nelle pianure dell’Amazzonia e del Chaco e che sono la parte orientale del paese situata alle pendici delle Ande.

➤ Storia della bandiera Patujú

Nell’aprile 1990 un decreto presidenziale stabilì che, accanto allo storico fiore nazionale della “Khantuta Tricolor” (introdotto nel 1924), venisse riconosciuto anche il “Patujú Bandera”. La pianta, nota scientificamente come “Heliconia rostrata”, porta nel nome stesso il termine “bandera perché i suoi colori sono i medesimi del vessillo nazionale della Bolivia (rosso-giallo-verde).

Nell’agosto-settembre 1990 si svolse in Bolivia un evento di grande importanza: la “Marcha por el Territorio y la Dignidad (marcia per il territorio e la dignità). Per la prima volta, gli indigeni delle pianure agitarono nell’aria come loro simbolo il fiore di Patujú. Il corteo partì da Trinidad (capoluogo del Beni) il 15 agosto 1990 e, dopo 34 giorni di cammino, raggiunse La Paz il 17 settembre. La protesta chiedeva il diritto all’istruzione e i diritti degli indigeni sulle terre ancestrali comprese nel TIPNIS (Territorio Indigeno del Parco Nazionale Isiboro Sécure).

Invece, la bandiera del Patujú fu ideata il 7 novembre 2008 durante una riunione a cui parteciparono Remberto Justiniano Cujuy e Aldemir Saldaña Mole, leader del CPIB (Central de Pueblos Indígenas del Beni) e Julio Ribera Paniagua, direttore della Pastorale Indigena. Inizialmente vi era anche l’intenzione di arricchire il vessillo ponendo al bordo dei motivi indigeni preispanici.

L’obiettivo era dotare i popoli indigeni delle pianure di un vessillo proprio, poiché la Wiphala, pur molto rispettata, è fondamentalmente simbolo dei popoli indigeni andini.

Il Patujú cresce nelle foreste pluviali e nelle zone umide del bacino amazzonico boliviano. Raggiunge altezze considerevoli, fino a 6-7 metri e i suoi fiori si distinguono per la sua forma unica e i colori vivaci; sono disposti in infiorescenze pendule che ricordano il becco di un pappagallo o di un tucano. Le brattee (foglie modificate che circondano i fiori) sono di un rosso intenso con punte gialle e verdi, e creano un suggestivo abbinamento cromatico che richiamano il drappo nazionale.

Il vessillo che lo raffigura è conosciuta con varie denominazioni: bandiera del fiore del patujú, abbreviato in bandiera del patujú, e bandiera delle nazioni e dei popoli indigeni originari delle pianure.

Il primo disegno di questa bandiera fu realizzato dall’artista Félix Melgar Gualujna, che consisteva in un fiore Patujú, privo di foglie. L’attuale versione, più naturalistica, è stata invece commissionata da Julio Ribera Paniagua all’artistica Wálter Zabala.

Il vessillo indigeno venne creato il 10 agosto e successivamente presentato ufficialmente il 15 agosto 2009 in occasione della commemorazione della storica “Marcha por el Territorio y la Dignidad” avvenuta nel 1990.

I popoli indigeni delle pianure, o “terre basse” come vengono spesso distinti dagli abitanti dell’altopiano andino, vivono nei dipartimenti di Santa Cruz, Beni, Pando e nel nord di La Paz.

I relativi governi dipartimentali ordinari e autonomi hanno approvato proprie versioni delle bandiere per l’uso locale: Santa Cruz il 14 giugno 2013 fissando come giorno della bandiera il 26 febbraio, Beni il 2 aprile 2014 stabilendo il giorno della bandiera il 15 agosto in commemorazione della storica marcia per il territorio e la dignità, e in ultimo La Paz nel 2018 con la vistosa introduzione del bordo verde. Le varianti, tuttavia, differiscono tra loro nei dettagli.

Già nel 1990, nel contesto della valorizzazione dei popoli indigeni Amerindi, la Bolivia tramite decreto presidenziale incluse il fiore del Patujú come simbolo rappresentativo delle comunità delle pianure orientali, situate ai piedi delle Ande.

Dal 2019 la bandiera del Patujú viene utilizzata negli eventi pubblici ufficiali. Nel 2020, quando fu temporaneamente esclusa, le proteste politiche ne imposero il rapido reintegro.

Nel 2023 fu presentata una proposta di legge per renderla ufficiale, ma venne dichiarata inammissibile. Secondo la giurisprudenza boliviana, infatti, poiché il fiore del Patujú è già citato nella costituzione ed è disciplinato da leggi statali, la relativa bandiera è inverosimilmente e automaticamente legittimata. L’unico modo per inserirla esplicitamente nella costituzione sarebbe una modifica costituzionale, ma il processo è lungo e complesso, e la costituzione è ancora giovane (entrata in vigore nel 2009).

Pertanto, secondo la giurisprudenza boliviana, la bandiera del Patujú va considerata la terza bandiera nazionale, al pari del Tricolore e della Wiphala. I vessilli nazionali boliviani costituiscono dunque una triade.

La versione qui riportata è ritenuta la più attendibile per il disegno del fiore del Patujú Bandera. Le proporzioni del drappo in due legislazioni dipartimentali sono fissate nel rapporto [2:3], come nel tricolore nazionale. Il fiore è disposto lungo una diagonale inclinata di circa 34°.

 

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Nota Bene

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